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Valle Po

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Alpinismo

Monviso (3841 m.)

La sua mole domina incontrastata tutte le Alpi Cozie ed è ben visibile da tutte le principali cime dell'arco alpino occidentale. E' una montagna prevalentemente rocciosa dai versanti assai diversi: la parete Nord è solcata da ripidi canali di ghiaccio con alcuni grossi ghiacciai pensili; la parete Est presenta profondi canaloni detritici dal fondo instabile che separano arditi torrioni di roccia; la parete Sud, poco inclinata, alterna tratti di pietraia a salti rocciosi; la parete Ovest è un muraglione di roccia dall'aspetto inviolabile, dominato dall'alto dal dado di Vallanta.
La vetta è costituita da due distinte sommità, disposte perpendicolarmente: la Punta Nizza, crestina disposta secondo l'asse Nord-Sud, e la Punta Trieste, la più alta, una crestina disposta secondo l'asse Ovest-Est.

Accesso

Dall'Italia, Valle Po: si risale la valle Po seguendo la strada principale che, superato Crissolo, raggiunge Pian della Regina e termina, dopo due lunghi tornanti, al parcheggio del Pian del Re.
Avvicinamento - dislivello: 600 m.
Dal parcheggio del Pian del Re (2020 m.) dirigersi verso Sud, attraversando le Sorgenti del Po per imboccare una mulattiera che con alcuni tornanti si porta al Lago Fiorenza. Il sentiero costeggia la sponda orientale del lago e poi sale ripidamente ad un colletto che si affaccia sul Vallone dei Quarti. Di qui, in breve, si giunge in vista del Lago Chiaretto, che si aggira con un lungo percorso a semicerchio attraversando i detriti portati a valle dalla frana del 1989. Oltre la frana si ritrova la mulattiera che sale a serpentine per guadagnare la morena del ghiacciaio che anticamente copriva la zona. Attraversando le pietraie strette tra il Viso Mozzo e la Parete Est del Monviso, si raggiunge il Colle dei Viso, da cui in breve si perviene al Rifugio Quintino Sella (2640 m., 2h 30' dal Pian del Re).
Salita lungo la Via Normale (parete Sud) - dislivello: 1200 m. circa
Attrezzatura
Attrezzatura da alta montagna (repentini cambiamenti meteorologici), caschetto e pila frontale (indispensabili), corda e imbragatura (utili in caso di maltempo e pioggia, che possono rendere la roccia scivolosa). Informarsi preventivamente circa le condizioni della neve e dei ghiacciai sulla via, così da sapere se sono necessari ramponi e piccozza.

Salita

Dal Rifugio Quintino Sella dirigersi verso Sud e con percorso in leggera discesa raggiungere la sponda meridionale del Lago Grande di Viso. Lasciata a sinistra la mulattiera per il Passo Gallarino, un sentierino si dirige verso la bastionata rocciosa che chiude a Ovest la valle e si inerpica sulle pietraie fino a raggiungere il canalone delle Sagnette, impraticabile a causa dell'instabilità del fondo. La traccia sale a serpentine per portarsi a ridosso delle rocce a destra del canale (PERICOLO di scariche di pietra dovute ad eventuali alpinisti impegnati sulla via), da cui inizia il percorso, attrezzato con catene e corde fisse, che conduce al Passo delle Sagnette (2991 m., 1h circa dal rifugio). Dal Passo, dopo aver ammirato l'alba, scendere per un sentiero franoso sul fondo del vallone delle Forciolline, dove si incontra il sentiero proveniente dal Bivacco Berardo. 
Seguendo fedelmente gli ometti di pietra, risalire i gradini rocciosi a sinistra per raggiungere la morena del Ghiacciaio di Viso, ai piedi della Parete Sud. Si risale faticosamente il fronte ghiaioso della morena sbucando nei pressi di un enorme ometto di pietre. Spostarsi sul bordo destro del ghiacciaio (o di quel che ne rimane) seguendo una traccia che, a ridosso di una bastionata di roccia rossastra, piega a destra e sale ripida al Bivacco Andreotti (3225 m., 1h 30' - 2h circa dal Passo delle Sagnette). Dal bivacco salire al Ghiacciaio Sella e percorrerlo (con i ramponi è meglio!) fino al culmine, guadagnando l'attacco della via normale vera e propria, che si sviluppa per circa 550 m. di dislivello (il primo saltino di roccia è evitabile salendo ancora per alcuni metri lungo la pietraia sopra il ghiacciaio per guadagnare la cengia superiore). Si perviene ad una cengia pianeggiante che si percorre verso Ovest fin nei pressi di una cascatella (PERICOLO di scariche di pietra dovute ad eventuali alpinisti impegnati sulla via). 
Ci si sposta velocemente risalendo il canalino roccioso della cascata per uscire in alto, aggirando sulla destra un grosso gendarme. Da qui una traccia sale per roccette, salti di roccia e brevi pietraie compiendo una traversata a sinistra. Si giunge così ad arrampicare su una crestina rossastra a destra della guglia chiamata Duomo di Milano, arrivando ai piedi di un piccolo ghiacciaio pensile triangolare, il "Ferro da Stiro".
Superatolo direttamente (o aggirandolo a destra), si imbocca un canale roccioso per portarsi, in alto, al passaggio più impegnativo della via, "i Fornelli" (II), un camino verticale di roccia sicura e ricca di appigli esposto a Ovest, oltre il quale si perviene ad una aerea spalla pianeggiante. Qui, sotto un curioso pinnacolo ("Aquila di Roccia"), si attraversa un canalone (prestare molta attenzione, specie in presenza di neve o ghiaccio) per congiungersi con la cresta Est da cui, seguendo un ultimo canale inciso sul versante orientale, si giunge in vetta alla Punta Trieste del Monviso, dove è collocata la croce (2h circa dall'attacco).

Nota tecnica

La salita della via normale al Monviso non presenta grosse difficoltà tecniche, ma il notevole affollamento della via fa sì che aumenti il pericolo di scariche di pietra prodotte involontariamente dagli alpinisti impegnati più in alto.
Questo itinerario, anche se considerato facile, non va sottovalutato a causa del grosso impegno fisico che richiede (specie in discesa): è indispensabile avere un buon allenamento e un'ottima resistenza, per mantenere così un'attenzione costante sul percorso, ricco di insidie.

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